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*loading* tiri allo specchio
![]() lunar phases |
Il piano terra è sempre il più frequentato. Il postino, dal pianerottolo che ingolfa di bollette, può vederne le porte; gli ospiti (del secondo piano appena!) non possono evitarlo per forza di cose, chiunque si affacci può farsi un'idea di come stanno le cose, dal primo piano di un palazzo; soltanto i testimoni di Geova sono più tenaci e non si fermano a questa domestica bassezza.
I signori Baldini e Chilleri, due targhette d'ottone leggermente brunito, di foggia rinascimentale, con uno svolazzo sotto al nome e una margherita minuscola dopo la "ni" di Baldini.
Una parvenza da mostrare al postino, a dispetto dei pavimenti di graniglia. Una vanità da primi piani.
Al secondo c'è una porta e dietro la porta c'è sempre una ragazza che piange e strepita. Ha 16 anni, il culo alto e i capelli lunghi e luminosi, e vorrei dirle di non piangere e di aspettare almeno di aver visto fino a che punto può spingersi la cellulite, ma non è passato abbastanza tempo, dalla mia ultima volta dietro una porta, anche se ogni tanto fingo di dimenticarmi da dove vengo. Si ricordano sempre i dolori, la perfetta variazione cromatica delle proprie scottature e le grandi - e, con un po' di fortuna, trionfali - risalite, ma col tempo si tende a trascurare la propria stupidità e le cose che di noi fanno vergogna, ammantandole magari di un romanticismo alla giovane Holden, che non è mai realmente esistito. Abile mossa, anche se a quanto pare dimenticare è una malattia da cui non sono momentaneamente affetta.
Hysa, la Hysa piccola dico, tra poco smetterà di fare i capricci e si ostinerà a perseguire qualcosa per un capriccio più grande e le porte saranno finite oppure estremamente rischiose, e allora che si goda questa, di legno laccato, che non fermerebbe nemmeno Stephen Hawking, se decidesse di entrare.
La Hysa grande, la madre, è una rumena ipercinetica, con il mento affilato e una massa di capelli ricci di quel biondo posticcio delle more quando si fanno bionde, virante all'arancione. So che sale e scende di continuo le scale, che non vuole che sua figlia perda la verginità prima dei diciotto e che cucina cibo pesante e speziato, ma lo fa raramente e francamente penso che potrebbe fare di più.
Dirimpetto c'è la porta del signor Eusebi, con una targhetta istituzionale: un rettangolo d'acciaio, lo stampatello rigoroso e inciso con pesantezza. Non si sa niente di lui se non che ha un cognome mistico.
Al terzo c'è una porta e sulla porta c'è una targhetta di plexiglas trasparente, di quelle a strati. Regeni-Nannini. Una donnona canuta e sorda, che da tempo ha smesso di piangere dietro ad una porta e adesso sopprime l'ultima speranza uditiva sparando a mille Santi Licheri, come se bastasse lui, poveretto, a riempire tutto quel vuoto.
Poi ci sono io e sulla mia porta non c'è targhetta. Non per voglia di trasgressione a costo zero ma per una genuina mancanza di abizione condominiale o forse, più in generale, per una deleteria mancanza di ambizioni. La casa è squallida ma qua ai bulicci danno solo case così, c'è da rassegnarsi.
Sopra di me una volta c'era il paradiso e adesso c'è solo una soffitta. Da qua sotto qualche volta la notte si sente qualcuno che cammina e sposta mobili oppure, come stanotte, i vecchi del palazzo di fronte che litigano per le pile del telecomando - lui è il marito o il figlio? E' da accertare - e urlano come dei pazzi con le finestre spalancate. Ogni tanto qualche coppia si mena giù in strada.
Una volta due ragazzini ubriachi volevano rubare una bicicletta incatenata ad un'impalcatura, ma di certo troppi mojiti non incoraggiano la discrezione e loro, come tutti qui, urlavano come ossessi le loro trame l'uno all'altro, per esser certi di non essersi assopiti nel frattempo. Allora mi sono affacciata alla finestra come potrebbe fare la signora Regeni e li ho guardati per un po' e poi gli ho chiesto se avessero per caso bisogno di aiuto perchè, insomma, messi così erano proprio un insulto all'arte ladresca. Mi hanno risposto di farmi i cazzi miei e di andarmene a letto, però poi sono stati loro a mollare per primi ed io mi sono sentita la paladina delle biciclette rubate.
E tutto questo è assai triste se pensate alla mia giovane età.

Ho iniziato a raccontarmi questa storia perchè con tutto quel baccano non si riusciva a dormire e ho finito col pensare che questo palazzo è il racconto dell'anatomia della mia anima e che io sono ciascuna di queste persone, che anzi potrebbero addirittura non esistere ed essere solo una proiezione del mio ego gigante.
E visto che quando attacco con questo genere di fregnacce è una cosa rapidamente degenerativa e che adesso i due di fronte hanno smesso di urlare
credo sia il momento di affrontare la mia insonnia.
