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*loading* tiri allo specchio
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Nostra la Vittoria
Nostra la Storia
Nostra la Festa
Nessun Patto
Nessuna Goliardia
Lucida Memoria
Memoria Lucida
Appesi come Maiali
Maiali
Certe volte il Nonno, dopo uno dei lunghi accessi di tosse che lo affliggevano durante la sua lunga malattia , riusciva ad elaborare una qualche frase di senso compiuto come : noi non riconosciamo la guerra come strumento efficace per la soluzione dei problemi , oppure : non esiste libertà senza giustizia sociale.
Poi di nuovo le convulsioni lo sopraffacevano e nell’indistinto crepitare dei suoi bronchi , si indovinavano sconnessi spezzoni , incomprensibili borborigmi , barbagli di senso e probabilmente l’ SOS di una coscienza naufraga .
Con il Nonno in quello stato tutti noi ci si sentiva in colpa anche solo di sperare in un futuro .
Volevamo bene al Nonno , lui era il nostro passato inspiegabilmente ancora presente , davanti a lui ci si vergognava dei reconditi nostri pensieri sulla inapplicabilità delle sue utopie e dei danni strutturali che la sua dottrina di vita aveva provocato , ma non se ne poteva mai fare parola avanti a lui , sarebbe stato crudele ed inopportuno ma sopra ogni cosa , inutile.
Anche la notte , dietro la porta chiusa , si avvertiva il rantolo , quasi un moto di chi respirasse un aria irta come un roveto.
La mattina dopo la morte di mio padre , nell’aria un po’ ebbra nella quale si vive sempre in quei giorni lì , continuavo a sentire una canzone ; era la sigla di Canzonissima di qualche anno prima o giù di lì. Mi tormentava il pensiero che , in un giorno drammatico come quello , l’unica cosa che io riuscissi a fare fosse risentire mille e mille volte la voce di Silvie Vartan che cantava “Zum Zumzumzum Zum “; mi faceva sentire un figlio pessimo e un cretino insensato.
Ho saputo del Nonno solo stamattina.
Vorrei potesse riposare ora , delle fatiche di tutto questo secolo che si è portato sulle spalle , con quella testarda indifferenza di chi non si accorge che dal suo carro salgono e scendono in troppi continuamente e che la strada che ostinatamente continua a percorrere , già da tempo non porta in nessun posto e che chi dice d’accompagnarlo in realtà lo frena o lo sfrutta.
Certo senza il Nonno sarà dura ; toccherà crescere adesso , non ci potremo più riparare dietro il carisma che la storia gli conferiva , l’attendibiltà che si ricava dalle battaglie combattute , anche da quelle perse.
Ma si potrà cominciare ad alzare la voce senza timore di svegliarlo e di irritarlo , senza sentirsi gridare da dietro quella porta “ io ho combattuto e sono morto per voi , stronzi “.
Nonno , sei nella Storia adesso , finalmente , Ora dormi però ; ti verremo a visitare nei milioni di Siti internet dove riposano le tue ossa e ci commuoveremo rivedendoti giovane con quei capelli lì un po’ da pazzo o i baffi , sudato in canottiera e in cima al Palazzo con la bandiera rossa , ti porteremo le pere spadone e alla festa dell’Unità potremo ubriacarci senza parlare , senza essere obbligati a vederti vestito da pulcinella nello Stand del Folletto.
Magari tra un anno , di questi tempi , ci monterà dal fondo un magone , tondo e gonfio come una palla di pelo e ci farà montare le lacrime agli occhi e ci accompagnerà , magari ci vorrà un po’ a riconoscerne le origini , per un giorno o due ; come questa musica che sento ora e che mi pare un po’ sfacciata , come lo è questa bella , bellissima giornata.
Magari era questo , Nonno , il sole dell’Avvenire?
Sarà capitato anche a voi
Di avere una musica in testa
Sentire una specie di orchestra
Suonare suonare suonare suonare
Zum zum zum zum zum
La canzone che mi passa per
Non
Di sicuro so soltanto che fa zum zum zum zum…

Il fatto è che probabilmente mi sa un po’ faticoso a star qui a trovare arguzie per tutti i palati e buone per tutte le stagioni.
Ora , uno può costruire una casa su qualunque palafitta , anche la più malferma , anche poggiante nella fanga più instabile.
Ma il nulla , per poggiarvi sopra alcunché , è di consistenza tale che persino dio ha dovuto riempirlo alla veloce delle più disparate cianfrusaglie e tutto in una settimana corta.
Il Forlivese , che della rete è il Cesare indiscusso , ultimamente scrivi versi sul cagare come emancipazione dalle gabbie sociali , una specie di ritorno alle catene della natura per liberarsi delle catene della modernità e delle convenzioni : siamo in primavera , ci può stare.
In questo momento l’unica figura dalla quale mi sento ispirato è il mostro del titolo.
Bisogna inchiavardare la propria vita a qualcosa se vivi a Bargagli dove non arriva il secondo canale e le dentiere ghiacciano nei bicchieri.
Si rischia la linea d’ombra per tutta la vita.
Essere anonimi e implacabili è la soluzione .
E certamente avere a disposizione qualche vittima.
Una foto d’epoca con le facce da cancellare col pennarello.
Vivere ultimamente mi piace un bel po’ , ma se dovessi spiegare il perché non saprei da che parte cominciare.
Il Mostro , lui sì , avrebbe saputo dirlo.
Lui , potente , silenzioso e tenebroso.
Se qualcuno volesse evincere un qualsiasi motivo di discussione ( il tanto citato “ topic “ ) può anche fottersi ; non c’è.
