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*loading* tiri allo specchio
![]() lunar phases |
A cibarsi di negatroni non si cagano Pausini, e qui non si può dar torto al compianto cretinetti.
Certo, da questo a imbottirsi di zoloft e a guaire per un pacchetto di muratti mentre si affoga nella bronchite, ce ne passa.
O si è realmente e consapevolmente crudeli con sè stessi - ma ci vuole quel grande spirito di abnegazione che geneticamente ci difetta- oppure a muoverci è solo il ventre gonfio del martire comunale.
O la dimenticanza, magari.

Per quanto mi riguarda, si dice in giro che io sia morta qualche mese fa.
Senza dubbio in questi giorni ho un po’ troppe epifanie e troppe apparizioni della madonna per ritenermi normale.
Considerando poi le repentine inversioni di rotta, l’umore esoterico e l’accidia di sempre, sembro proprio una mestruata di ruolo. Oppure un’invasata alla bernadette.
Mi si rivelassero grandi verità potrei vivere di rendita in secola secolorum.
Bramo due buchi nelle mani, per farci passare dentro assegni circolari e sigari cubani.
E se fossi un uomo risolverei così qualsiasi tipo di problema.

Vederla da qua, stanotte, fa davvero uno strano effetto. Così lontana non l’ho vista mai; le luci dei bastioni e degli anelli di Sion si propagano verso l’alto e tutto attorno come una nebbia: sembra coperta da una cappa di polvere.
In confronto al resto è un tumore luminoso, un organismo alieno che fagocita plancton o qualcosa del genere, spaventosa al punto da non poterne distogliere lo sguardo.
Gli anelli ne percorrono tutta la lunghezza, da bastione a bastione, a delimitare il perimetro e mentre li guardo, pur cosciente del mio riparo, il sudore mi appiccica i capelli e il cuore prende a battere lo stesso ritmo doloroso.
Tremo al penisero della mia fuga, al ricordo dei foibos che lassù sono installati, a sparare i loro colpi su ogni punto di rosso, macchia di calore sul gelo artificiale, in entrata e in uscita.
“La difesa definitiva”: così ci hanno detto quando per la prima volta li hanno resi noti; in grado di coagulare in pochi millimetri microscopiche esplosioni nucleari.
Ricordo i filmati di propaganda del PAR che venivano trasmessi quando frequentavo la nona classe, durante la lezione di civica: dimostrazioni dell’efficienza dei foibos, in cui anonime cavie animali venivano lasciate libere di introdursi all’interno dei 30 di sbarramento e, appena entro il 2° metro, vi morivano, con la testa o altre parti del corpo polverizzate -puf- sparite nel niente di tutto quel ghiaccio. Educazione ad impatto emotivo, era la definizione.
A pensarci adesso, col senno di poi, questo modo così adulto di presentare le cose ai bambini, dava già la misura del disfacimento in atto, il buio pesto tipico del fondo del baratro.
O di questa notte immortale.
Ma per noi era tutto legittimo: i filmati dell’invasore erano ancora presentati sottoforma di simulazioni e tanto bastava -e che cazzo- eravamo i reduci della Grande Quarta, c’era una grande gola che si apriva rossa nel nostro fianco ed ogni mezzo ci pareva più che legittimo (quasi dovuto) se ci consentiva di leccarci la ferita.
E’ stato il tempo ad insegnarci quello che adesso sappiamo: che la casualità non esiste, che la nostra grande ferita è il nostro controllo e che essa è divina e insanabile.
All’inizio i foibos erano programmati per tracciare e colpire soltanto gli organismi in entrata. Erano disposti su 6 file, all’interno di ciascuno dei 3 anelli, e da lì ogni fila scandagliava una fascia di 5 km. Ancora adesso si conserva questa partizione in file; sono gli anelli ad essere raddoppiati: l’anello superiore che controlla l’entrata è stato accoppiato ad un suo gemello, attaccato al suo ventre come un parassita, che controlla le fasce a partire dall’interno.
Dal Megafeudo non si può uscire da circa 15 anni.
Ma a dire il vero, e qualsiasi idiota lo capirebbe, il problema non è iniziato in quel momento; il problema era già nella costruzione stessa della città, nella sua struttura architettonica, nella pianta perfettamente circolare, nei bastioni simili alle fortezze dei millenni passati, nel sistema di raffreddamento dei 30 km, nella concentrazione umana e nello sviluppo verticale delle strutture.
Ci siamo addensati, come succede sempre dopo un brutto avvenimento, abbracciati e piangenti ci siamo rappresi in un puntino credendo forse che se ci fossimo fatti più piccoli dio non ci avrebbe notati. E nel nostro puntino siamo cresciuti e ci siamo moltiplicati, lasciando fuori il vuoto, terrorizzati all’idea di doverlo riempire di nuovo.
Una città dista dall’altra almeno 4000 km e le uniche comunicazioni che avvengono tra esse sono quelle diplomatiche dei Controllori, che decidono le nostre sorti, impostano il nostro lavoro, i ritmi del sonno e della veglia e il livello rigoroso e uniforme del nostro tenore di vita.
4000 km dove non rimane che notte, e rovine, e piante che abbiamo dimenticato.
L’idea della fuga esiste ma è l’idea dei folli.
Se riuscite a scappare lo fate pagando un prezzo molto alto e perdendo una parte di voi durante la fuga e soffrendo e morendo un pochino da qualche parte nel cuore e sentendo la paura mordervi il culo in un modo che non avreste mai pensato possibile.
E dopo nel buio Lei vi apparirà come immersa nel latte delle sue luci ed allora sarà terribile e bellissima e il resto della vostra vita sarà solo per guardarla da lontano.
Al giorno d’oggi esistono solo tre tipi di uomini: quelli che vivono nel Megafeudo, ne accettano ogni condizione e in esso muoiono, quelli che fuggono nel buio e nel buio muoiono e quelli che semplicemente muoiono.
Da circa 20 giorni io faccio parte degli Shiske – così sono chiamati i morti che camminano, quelli che ce la fanno a fuggire- dunque so che ci sono altri come me, accampati e sparsi, e prego dio, una volta tanto, per aiutarmi -adesso che sto per raggiungerli e tutto appare insensato e distante- a non desiderare di essere un uomo del terzo tipo .
Nell’aria, adesso, non c’è nient’altro che .