
Antares
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*loading* tiri allo specchio
![]() lunar phases |
Quando si accascia il fumo esce fuori che è una meraviglia, sembra un tubo rotto.
Un tiro, la gola che brucia, la sabbia negli occhi, le mani contratte, ora inermi.
Giusto il tempo di un respiro, l’attimo in cui è sembrato di inspirare tutta l’aria del mondo, e tuttavia un niente impossibile da trattenere.
Veloce come il battito d’ali di un colibrì; pacifico silenzioso e inconsistente.
Il passaggio di sangue dal cuore ai polmoni dai polmoni al cuore, la contrazione e il rilassamento di atri e ventricoli, le sinapsi che frizzano da un neurone all'altro: frazioni di secondo.
Un niente, dunque; un niente con un sacco di roba dentro, per chi ha voglia di vedere.
Poggia la testa sul tavolo; alla fine lo spazio finisce, finisce l’ossigeno, il sangue le vene le gonne corte l’affanno inutile del lunedì la gente in coda alle poste il rumore dei macchinari il sole che brucia a milioni di anni luce.
Quando aspira il fumo è dolce e allora poggia la testa sul tavolo, sul cuscino, su quel che è. E si lascia finire in silenzio.
(La memoria ha comunque sempre un odore.)

Oh, you've got green eyes
Oh, you've got blue eyes
Oh, you've got grey eyes
Heaven, a gateway, a hope
Just like a feeling inside, it's no joke
And though it hurts me to treat you this way
Betrayed by words, I'd never heard, too hard to say
Up, down, turn around
Please don't let me hit the ground
Tonight I think I'll walk alone
I'll find my soul as I go home.
Each way I turn, I know I'll always try
To break this circle that's been placed around me
From time to time, I find I've lost some need
That was urgent to myself, I do believe
Up, down, turn around
Please don't let me hit the ground
Tonight I think I'll walk alone
I'll find my soul as I go home.
Oh, you've got green eyes
Oh, you've got blue eyes
Oh, you've got gray eyes
And I've never seen anyone quite like you before
No, I've never met anyone quite like you before
Thoughts from above hit the people down below
People in this world, we have no place to go
Oh, it's the last time
Ma come si fa a non amarmi?
Red Pasion:
Forlivese, hai capito o no che non sei bannato?
Forlivese (anonimo):
Non me ne fotte un cazzo delle tue meschinerie, 'ti banno non ti banno ti riammetto.'.. io sono il forlivese, non è un nome a definirmi, è sostanza, il mio stile non necessita di nick nè quisquilie, non lo si confonde; esattamente l'opposto della tua abitudine d'auto-titolarti. La mia megalomania è seconda solo al mio ego - non alla mia percezione di esso.
Non sono certo l'unico privilegiato, anche beaticomerane, tanto per fare un esempio, potrebbe commentare anonimamente ma la sua idiozia suprema l'annuncerebbe senza possibilità d'errore per tutti i sette mari.
A Roma c'è il marchese del Grillo, a Milano ci sono io.
In Terronia ci siete voi, è detto tutto.
utente anonimo

Scusatemi, ma credo che mi riprenderò la settimana prossima.
Sono frastornato. E' aria troppo rarefatta. Anche per me.
Ad est di Lutero non esiste più niente.
Sarebbe bello tendere le mani e tirare fuori capelli e ossa come da un cappello. Sarebbe bello vedere l’occhio bianco che pare di vetro. Sarebbe bello tornare in quella terra a far affogare le barbie nel fango. Era morbida e gonfia d'aria, quando veniva fuori il sole. Sarebbe bello ritrovare quel giornaletto con la segretaria russa che esclama “toh il cremlino” di fronte al cazzo del suo principale.
In tempi non sospetti, In cui non c’era male che potessi fare.
Vive le cose nella testa prima che nelle mani. Inerme come la sua città. Braccia abbandonate lungo i fianchi, prende un momento e ne fa una vita. Ignobile ostrichetta che fila perle da granelli di sabbia.

Un momento, dicevo, che prende e rigira come una fettina, stirato e dilatato a raggiungere proporzioni titaniche. Senza esservi nemmeno stata presente.
Un pretesto della lega più bassa, ma comodo ed economico.
Non muove un muscolo e vive senza tempo.
Il cuore batte un ritmo che mal si adatta all’allucinazione. Soprattutto il cuore degli altri.
E così non sai quanto mi stanca, amore, il non essere mai quello che si era creduto.

comunismo ovunque
una trasmissione dall'antenna stagnola
un involucro svuotato di tutto
non posso aver colpa anche di questo
forse mio padre a cinghiate
non me ne ha lasciato nemmeno un morso
se porti le camper non puoi usarle per picchiare i figli
Sarebbe proprio improprio proprio improprio proprio improprio
proprio
improprio
proprio
improprio
proprio
Meritocrazia. Gratificazione. Stima. Riconoscimento. Valore. Gradi. Baffetti. Ci sei. Sempre di più. Nel cuore del tuo capo. Negli occhi del pubblico. Nelle spighe di seta. Nelle mani che stringi. E negli occhi che strazi.

Mi viene in mente Kevin Spacey in The Big Kahuna. Quando ricorda l’interlocutore che lui medesimo ha aspramente criticato a tavola perché parlava a sproposito:
“…e se succede, se tu dici una cosa del genere ad un uomo e lui, mette giù la forchetta e ti dice: Bob, hai assolutamente ragione, ho fatto finta di sapere di cosa stavo parlando fin dal momento in cui mi sono seduto e mi dispiace, non per te, perché in fondo non ti devo niente, ma per me stesso, perché vorrei essere il miglior essere umano possibile e voglio essere onesto sopra ogni altra cosa.
Allora ti scordi del cliente, ti scordi di ogni cosa, ti radi la testa, ti metti un saio color zafferano e vendi foto di quel tizio all’aeroporto, perché lui non ha nessuna paura. Ne ha appena dato prova. Si merita di essere venerato.”