
Antares
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*loading* tiri allo specchio
![]() lunar phases |
La canicola fa fondere l'asfalto che sembra il carbone della Befana se lo metti nel caminetto, diventa così tenero ad affondarci gli unghioli ed è insopportabile al polpastrello e poi puoi stenderti sul fianco ed appoggiarci le gote e bruciacchiarti i baffi e impazzire di caldo restando immobile, finché qualcuno magari inavvertitamente fuso per l'afa mette il piede sul tuo ventre e ti fa schizzare le interiora dalla bocca, kaputt. Altrimenti, quando scende la sera, puoi tornare al bar.
Ovunque saremo capaci di spingerci, ci guarderemo sempre intorno con gli occhi della patria.
L’aria ha un sapore strano qua, dolciastro come di carne morta. E’ pesante e come essa tremula e disgustosamente ipnotica.
E’ difficlie da respirare- inalare questo pus di carne marcia – difficile muovercisi attraverso e difficile respirare.
Si può farlo solo piano.
Ed è così che lo faccio adesso, lentamente e in silenzio, finalmente sul mio letto, mentre accarezzo il mio corpo sudato ed esausto.

Mi piacciono i graffi sulla pelle. Quelli leggeri e sottili, come fili di perline rosse infiammatesi per incanto.
D’estate quando la mia pelle s’indora, anche’essi sembrano vivere del mio calore. Piccole croste si arricciano e cuociono sotto il sole.
E dopo, dopo rimane soltanto l’eco bianca di una ferita.
Ed è così per tutto.
Che possa restare qui, a celebrare le mie nudità, in queste condizioni poi, non fa altro che dar senso a un altro week end. Il futuro è mio ed è ripartito in quei compartimenti stagni tanto cari a Mario Moretti. Che, dal canto suo, in quanto a favole o visioni non era secondo a nessuno. Poi, delle Guerre Stellari, degli oroscopi fertili e di tutto il resto, non importa niente. Davvero niente.

Se devono essere buone, io me lo auguro davvero. Che lo siano, sì, tanto tanto...Ma non c'è stagione che alleggerisca quel tuo sguardo sulla mia nuca. Brividi freddi che si srotolano anche a giugno. Diglielo un po' che sono fuori stagione!
Sono sempre fuori stagione.
Eppoi, a volerla dire proprio tutta, qui, nel granserraglio, a dispetto del nome, c'è un bel freschetto. Se sai far di meglio, senza Pinguino, sono pronto alla tenzone, altrimenti, colletto inamidato e ben rotondo.
Perchè i miei biscotti preferiti si trovano solo dai Bangladesc? E sì, che li fanno in Italia, eh...

Con i logorroici ci vuole MALEDUCAZIONE! Altrochè...Tzè!
Oggi pensavo a nulla. Ho pressurizzato tutto dentro due padiglioni grandi così, morbidi, vulnerabili anche, e non è per niente stato facile. Se prendi l'autobus ed esci senza lavarti, ovunque tu vada, lo affronterai come ultimo viaggio. Destination Wondeland. Destination Neverland. Destination Fatherland.

E, se te ne stai lì seduto, posso ancora raccontartene un sacco, e ancora. E ancora. Oppure potrei alzarmi e, sfondarti quella faccetta dal berrettino floscio, che non ha dignità. Non ce l'ha. Te ne rendi conto o no? La dignità si vede dalle estremità: i piedi, le scarpe, gli stivali e i capelli, il colbacco, la paglietta bon bon.
Guarda, guarda, guarda il bel pinguin innamorato...
col colletto duro e con il petto inamidato...
Sotto il chiaro di luna va a cantare la serenata...dove fa la nanna la pinguina innamorata...
Quatto quatto quatto, il bel pinguin innamorato...
con il cuor trafitto si allontana disperato...
E' indubbio che la differenza tra una tua commedia e il normale susseguirsi delle stagioni non è indifferente. Detto questo, prendo atto del tuo atteggiamento ostinatamente sovversivo e vado per praticarti reazione.

A tuo uso e consumo. Staremo a vedere, quanto tempo pensi di resistere a questo solletico senza iniziare a ridere?
Se ridi sei finito.
E' istinto e più che istinto, qualcosa di radicato nell'essenza più profonda di noi; l'odore del sangue ci fa impazzire, ci fa tremare di un terrore ancestrale che vince ogni cosa. Basta il più lieve sentore di sangue perso nel vento, e noi dobbiamo fuggire, correre ventre a terra, cercare una fratta, un cunicolo dove imbucarci, con il cuore che esplode nel petto. Perché è la nostra natura. Ci esplode un fiore nero nella testa e il muso freme e si deforma nelle smorfie più distorte e non possiamo più pensare. Ecco perché alle volte amo bucare con gli unghioli il mio stesso mantello, dove il ventre è più morbido, e lasciare che il sangue nero lo bagni e mi colpisca l'olfatto, aspettare quell'impatto terrificante e irresistibile: e rimanere immobile, percorso dai peggiori tremiti, in compagnia della mia insopportabile paura.
La stagione di mezzo è quella che vede le ragannelle di S. Giovanni attraversare la strada. Impossibile riprodurre sonorità tanto scricchiolanti. Acidule. Non mi sono mai domandato dove stiano andando, nè perchè perseverino; certamente è una cosa importante. Dall'altra parte. Già, dall'altrà parte. Festeggeranno sino a mattina? To the other side.
Sanno, comunque, che lo rifaranno presto.

Abbi fiducia. Sono accadimenti che capitano, ogni tanto, quando la tradizione e il culto perdono la linea di demarcazione, per via del tempo che passa, non crederti. Ogni tanto va bene, ogni tanto va male; gira sbagliato e, all'inizio, non te ne rendi conto.
I gotta a feelin' inside of me,
It's kinda strange like a stormy sea.
Saltava e ballava. E tu battevi le manine e ridevi cinque filari avanti, che topolino impazzito, pensai... Per una volta, ti avevano arrotolato boccoli biondi e grossi. Frizzantifilari . Un dente sì e uno no. L'organza non si addice a principesse della tua età, ma si sa, l'indulgenza materna è specchio della memoria. Della sua ovviamente.

Da quando sei scomparsa, Saint Louis non è stata più la stessa. Per me, almeno. E sono venuto a cercarti altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. Epoi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove. E poi altrove.
Sono ancora qui.
E sono salito sulla macchina bianca. Il signore giocherellava con pomi d'ottone e manici di scope. E vai. Resti bianco. Diventi veloce come un pistone e corto come una candela.

In solitudine ti sfrangi, ti gonfi e ti sgonfi, ma senza alcun prolasso. Due spade di cioccolato per tamponare tutto.
Lo sai che differenza c'è tra un Urgh! e un pianto? In fondo nessuna.
Nei momenti d'ozio non so star mai fermo, che sia nel buio morbido della tana o nel freddo bacio del sole, e dunque ho l'abitudine d'arrotar gli unghioli. Strusciarli e ristrusciarli su una pietra antica, fino a farne speroni affilatissimi e taglienti. Ore ed ore, nel silenzio rotto da quel raschiare, avanti e indietro, mentre la mente si perde. Finché torna lei, e mi prende su di sé, e posso accarezzarla. Adoro disegnare. Tracciare sulla sua pelle i simboli che ho sognato, vederli sbocciare dalla ferita dopo un istante di stupore, scarlatti sul candore di lei. Prima che la goccia stilli sul mio pelo nero, ed il disegno scompaia per sempre.
Sei il neo che spicca sul pallore della mia carne, e da lì si impone.
Il chicco di caffè che ammorba il bianco latte della mia vita.
Ti scaccerò come si fa con le mosche.
Oppure ti mangerò, ingorda che sono, quasi fossi miele nero.
Spicca candida e dritta la strada, candida si, dritta per lo meno dovrebbe esserlo; ma una mano capricciosa l'ha stesa a ghirigori, arabescando questo specchio immobile, squadrato e liscio come una risaia. Sembra di camminare sull'acqua, il che mi rende nervoso. Un coniglio non è fatto per l'acqua. E non è fatto per camminare. Spicca salti e corre, di qua e di là, ma fatichiamo a tirar dritto e dobbiamo fermarci spesso. Allora le chiedo di prendermi in braccio, e di tenermi sul suo collo sottile. Oppure è lei che si attarda ad aspettarci.

Il mio problema è che perdo troppo spesso i nastri neri che i conigli dal manto scuro intrecciano nei miei capelli.
Volano via nel vento, planando in un alito di seta dietro la mia schiena. Un grumo nero, un cancro nell'aria, un nugolo d'ombre annodate.
I miei custodi si affrettano alle mie spalle, raccolgono, e di nuovo mi porgono i miei fiocchi, e ancora con eterna pazienza e amore innato e innaturale, li legano alla mia testa.
Seta su seta, è l'ideale che ci unisce.
In un confondersi d'ombre e toni che possono essere tutto o niente. A seconda di come gli va.
Alle mie spalle, come due tutori pazienti ma inflessibili, con la dignità che uno trova nel colore, l'altro nelle parole.
Non posso che bearmi del mio esser bimba, fortunata di tante attenzioni.
Dalle mura di questo labirinto penzolano carte insanguinate. Con le manine arrotolo una ciocca di capelli, mi scappa un sorriso. Non c'è dolore, non c'è violenza. Solo trasparenza.
La strada è sempre più bianca e sempre più polverosa: sporca il nerolucido delle mie scarpe.
Ma è la strada giusta, me l'avete detto voi.
E allora io proseguo, piccoli passi incerti, piccoli saltelli, più leggeri e gai man mano che il momento si avvicina.
Non avreste potuto far di meglio, questa è senza dubbio la più bella cerimonia del tè a cui potessi partecipare.
Mentre mi porgi la caraffa fumante, intingo un ditino nella marmellata e te la spalmo sul naso. Sorrido.
Poi metto in bocca il ditino...quant'è dolce nella mia bocca questo sapor di fragola!